Acquelibere

marzo 01, 2005

In ricordo di Mario Luzi

Da "Poesie sparse"
Nulla di ciò che accade e non ha volto

Nulla di ciò che accade e non ha volto
e nulla che precipiti puro, immune da traccia,
percettibile solo alla pietà
come te mi significa la morte.
Il vento ricco oscilla corrugato
sui vetri, finge estatiche presenze
e un oriente bianco s'esala
nei quadrivi di febbre lastricati.
Dalla pioggia alle candide schiarite
si levano allo sguardo variopinto
blocchi d'aria in festevoli distanze.
Apparire e sparire è una chimera.
E' questa l'ora tua, è l'ora di quei re
sismici il cui trono è il movimento,
insensibili se non al freddo di morte
che lasciano nel sangue all'improvviso.
Loro sede fulminea è qualche specchio
assorto nella sera, ivi s'incontrano,
ivi si riconoscono in un battito.
Sei certa ed ingannevole, è vano ch'io ti cerchi,
ti persegua di là dai fortilizi,
dalle guglie riflesse negli asfalti,
nei luoghi ove l'amore non può giungere
né la dimenticanza di se stessi.

In ricordo di Mario Luzi

Da "Avvento Notturno"
Avorio


Parla il cipresso equinoziale, oscuro
e montuoso esulta il capriolo,
dentro le fonti rosse le criniere
dai baci adagio lavan le cavalle.
Giù da foreste vaporose immensi
alle eccelse città battono i fiumi
lungamente, si muovono in un sogno
affettuose vele verso Olimpia.
Correranno le intense vie d'Oriente
ventilate fanciulle e dai mercati
salmastri guarderanno ilari il mondo.
Ma dove attingerò io la mia vita
ora che il tremebondo amore è morto?
Violavano le rose l'orizzonte,
esitanti città stavano in cielo
asperse di giardini tormentosi,
la sua voce nell'aria era una roccia
deserta e incolmabile di fiori.


(Se musica è la donna amata)


Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l'oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov'io sognai la Georgia:
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s'appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia
e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d'inattuate rose di lontano.

In memoria di Mario Luzi

Natura


La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l'amore.

Mario Luzi

ottobre 18, 2004

A Flor e a Náusea

Di un poeta che amo una poesia che non conoscevo fino a pochi minuti fa, del resto l'unica silloge edita in italiano del grande poeta del Minas Gerais è introvabile da anni, se e quando riuscirò conto di pubblicare anche una traduzione.
M.S.



A Flor e a Náusea
Carlos Drummond de Andrade
Preso à minha classe e a algumas roupas,
Vou de branco pela rua cinzenta.
Melancolias, mercadorias espreitam-me.
Devo seguir até o enjôo?
Posso, sem armas, revoltar-me?
Olhos sujos no relógio da torre:
Não, o tempo não chegou de completa justiça.
O tempo é ainda de fezes, maus poemas, alucinações e espera.
O tempo pobre, o poeta pobre
Fundam-se no mesmo impasse.
Em vão me tento explicar, os muros são surdos.
Sob a pele das palavras há cifras e códigos.
O sol consola os doentes e não os renova.
As coisas. Que tristes são as coisas, consideradas sem ênfase.
Uma flor nasceu na rua!
Vomitar esse tédio sobre a cidade.
Quarenta anos e nenhum problema
resolvido, sequer colocado.
Nenhuma carta escrita nem recebida.
Todos os homens voltam para casa.
Estão menos livres mas levam jornais.
E soletram o mundo, sabendo que o perdem.
Crimes da terra, como perdoa-los?
Tomei parte em muitos, outros escondi.
Alguns achei belos, foram publicados.
Crimes suaves, que ajudam a viver.
Ração diária de erro, distribuída em casa.
Os ferozes padeiros do mal.
Os ferozes leiteiros do mal.
Pôr fogo em tudo, inclusive em mim.
Ao menino de 1918 chamavam anarquista.
Porém meu ódio é o melhor de mim.
Com ele me salvo
e dou a poucos uma esperança mínima.
Passem de longe, bondes, ônibus, rio de aço do tráfego.
Uma flor ainda desbotada
ilude a polícia, rompe o asfalto.
Façam completo silêncio, paralisem os negócios,
Garanto que uma flor nasceu.
Sua cor não se percebe.
Suas pétalas não se abrem.
Seu nome não está nos livros.
É feia. Mas é realmente uma flor.
Sento-me no chão da capital do país às cinco horas da tarde
e lentamente passo a mão nessa forma insegura.
Do lado das montanhas, nuvens maciças avolumam-se.
Pequenos pontos brancos movem-se no mar, galinhas em pânico.
É feia. Mas uma flor. Furou o asfalto, o tédio, o nojo e o ódio.

settembre 27, 2004

Fischia il vento

Fischia il vento, urla la bufera,
scarpe rotte, eppur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera,
dove sorge il sol dell'avvenir.

Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui darà un sospir:
nella notte ci guidano le stelle,
forte il cuore e il braccio nel colpir,

Ma sei coglie la crudele morte
dura vendetta verrà dal partigian,
già è segnata ormai la dura sorte
di quei vili che ognor cerchiam

Fischia il vento, urla la bufera:
torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera.
Vittoriosi, alfin liberi siam!

I ribelli della Montagna

Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì sull'aride montagne
cercando libertà fra rupe e rupe
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine
mutammo in caserme le vecchie cascine
armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo i muscoli e i cuori in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.

Di giustizia è la nostra disciplina
libertà è l'idea che ci avvicina
rosso sangue, il color della bandiera
siam d'Italia l'armata forte e fiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
provammo l'ardor per la grande riscossa
sentimmo l'amor per la patria nostra.

Siamo i ribelli della montagna...

settembre 18, 2004

Giovanni Raboni

Il poeta giovanni Raboni è scomparso pochi giorni fa, trovo sul web una sua poesia che mi colpisce particolamente e subito la pubblico.
Sabba


Come cieco, con ansia...

Come cieco, con ansia, contro
il temporale e la grandine, una
dopo l'altra chiudevo
sette finestre.
Importava che non sapessi quali.
Solo all'alba, tremando,
con l'orrenda minuzia di chi si sveglia o muore,
capisco che ho strisciato
dentro il solito buio,
via san Gregorio primo piano.
Al di qua dei miei figli,
di poter dare o prendere parola.

Da: Cadenze d’inganno

luglio 22, 2004

Elettra

La moglie di Narsete:… povera Elettra, dove siamo finite?
 
Elettra: dove siamo finite?
 
La moglie di Narsete: Si spiegamelo. Io sono sempre lenta a capire.
Sento chiaramanete che sta accadendo qualcosa, ma non so bene dire che cosa.
Come si chiama, quando il giorno nasce, come oggi, e tutto è distrutto e saccheggiato,
eppure si respira, tutto è perduto, la città brucia, gli innocenti si uccidono tra di loro,
ma i colpevoli agonizzano in un angolo del giorno che nasce?
 
Elettra: chiedilo al mendicante. Lui lo sa.
 
Mendicante: Tutto questo ha un nome bellissimo. Si chiama l’aurora.

Una cosa

Una cosa ho imparata, una cosa per voi,
ora che muoio.
Come mai c’è qualcosa in voi che non
Riesce a venir fuori? Che cosa sapete, sapendo
Cose che nulla mutano?
 
 
Io vi dico:
pensate, per quando dovrete lasciare il mondo,
non solo a essere stati buoni, ma a lasciare
un mondo buono!
 
B. Brecht
Santa Giovanna dei Macelli

giugno 26, 2004


25 aprile Posted by Hello

giugno 25, 2004

Tom

Poesia in ricordo di Tom Benetollo, presidente nazionale arci dal 1997 al 2004
(1951-2004)



Eri quel gigante che sei
Dove t’ho incontrato?Dove
Non t’ho incontrato…
Palestinese serbo croato.
Parlavi con le mie parole,
Ecco, sei stato il mio partito.
E tutti a dire:” Proprio ora…”
Proprio ora. Il giorno prima
Che l’estate fa il giorno più lungo.
Come se in un’altra ora la tua
Partenza fosse autorizzata.
Eri il mio partito, sentivo
Nella vocetua del disincanto
Il rumore vero del mondo
Sei il gigante che eri

Tommaso di Fancesco

giugno 07, 2004

Maschera Negra

Una poesia non politica, anche se scritta da un politico, credo che ripubblicherò ancora Senghor, magari anche una sua breve biografia.
Ma ora la parola a Lui:


Maschera Negra
Lei dorme, riposa sul candore della sabbia.
Kumba Tam dorme. Una palma verde vela la febbre dei capelli, color rame la fronte curva
Le palpebre chiuse, coppa duplice e sorgenti sigillate,
Questa falce sottile di luna, questo labbro più nero e appena tumido - dov'è il sorriso della donna complice?
Le patene delle gote, il disegno del mento cantano l'accordo muto.
Viso di maschera chiuso all'effimero, senz'occhi senza materia
Testa di bronzo perfetta con la patina del tempo
Che non imbrattano beretti né rossetto né rughe, né tracce di lacrime o di baci
O viso tale come Dio t'ha creato prima della memoria stessa delle età
Viso dell'alba del mondo, non ti aprire come una gola tenera per commuovere la mia carne.
Io ti adoro, o Bellezza, col mio occhio monocorde!




Léopold Sédar Senghor

Dedicata, dall'autore, a Pablo Picasso

maggio 28, 2004

Parola di Enrico Berlinguer

poesiecontrolaguerra
laguerraglobaleèimpossibile?
il20Marzo
arci ★

Nessuna legge storica può dire questo
La mente si ritrae
Assolutamente inorridita
Ma non sarà questo ad arrestare
La possibilità della guerra
Le donne e gli uomini
Del nostro e di tutti i paesi
Guardino in faccia
Il pericolo che ci sovrasta
Sappiano vedere
Le immense energie costruttive
Che esistono
Bisogna avere il coraggio
Di un'utopia che lavori sui tempi lunghi
Guidando in modo consapevole e democratico
I processi economici e sociali
Avendo come finalità
La pace e la collaborazione
Lo sviluppo equilibrato
La giustizia sociale
La crescita del livello culturale
Dell'umanità
Questa non è
Non è una battaglia disperata

A Ilaria e Miran

poesiecontrolaguerra
seunalucecammina
il20Marzo
arci ★
Le luci immobili alla fine la seguiranno
Dovete credere che la dignità di cui tanto vi parleranno
Non è altro che questa allegria che viene
Dal sentirsi vivi…
Sappiate tutto questo serenamente,
senza terrore, senza ambizione
e soprattutto senza distacco e indifferenza,
ardentemente spero…
E perciò quel mondo che possiamo creare
ci tocca tenerlo con cura, come cosa
che non è nostra, che ci è concessa
per conservarla con rispetto
in memoria del sangue che ci scorre nelle vene,
della nostra carne che è stata altro, dell'amore che
altri non amarono perché gli fu sottratto.
E sulla terra faremo libertà
in occasione del 21 marzo GiornatadellaPoesia
Tutte e Tutti a Roma
j e a n s e n a c j o r g edesena f r a n c o f o r t i n i
V E R S I A S S E M B L A T I D A J E A N S E N A C J O R G E D E S E N A F R A N C O F O R T I N I
Versi dedicati a Ilaria Alpi e a Miran Hrovatin.
Il 20 marzo 1994 venivano uccisi mentre andavano troppo lontano a cercare la verità

Ultima o Prima, Corrie

poesiecontrolaguerra
l’ultimapoesia
il20Marzo
arci ★
Questo è un momento perfetto/è un momento
perfetto per molte ragioni/ma soprattutto
perché tu ed io/ ci stiamo svegliando
dalla nostra complicità sommambula, tonta, ciucciadito
con i maestri dell'illusione e della distruzione.
Grazie a loro, da cui fluiscono queste benedizioni
dolorose,/ ci stiamo svegliando. (…)
Le loro guerre e torture,/ i loro diavoli e confini
estinzioni di specie/e malattie nuove di zecca
il loro spiare e mentire/ in nome del padre,
sterilizzando semi/ e brevettando l'acqua,
rubando i nostri sogni e/ cambiando i nostri
nomi,/i loro brillanti spot pubblicitari,/ le loro
continue prove generali/ per la fine del mondo. (…)
Grazie a loro, da cui trasudano questi spaventosi
insegnamenti,/ ci stiamo svegliando. (…)
E come il cielo e la terra si incontrano,/ come il
sogno e la veglia si mescolano,/come il paradiso
e gli inferi si intersecano,/ notiamo il fatto
esilarante e scioccante/ che tocca a noi decidere
-tocca a noi decidere, a me e a tecome
costruire un mondo nuovo di zecca.
Non in qualche lontano futuro o luogo distante
ma proprio qui ed ora
Così sono radicalmente curiosa, compagni miei
creatori;/ sul serio in delirio:/ visto che tocca
a noi/ costruire un Mondo Nuovo di zecca,
da dove cominciamo? (…)
Quali domande ci alimenteranno?
Eccotene una:/ nel Mondo Nuovo/ saprai
con tutto te stesso/ che la vita è pazzamente
innamorata di te-/ la vita è selvaggiamente
e innocentemente innamorata di te.
Nel Nuovo Mondo/ saprai al di là di ogni dubbio
che migliaia di alleati nascosti/ stanno dandosi
da fare per farti diventare/ quella bellissima
curiosa creatura/ cui sei destinato per nascita.
Ma poi arriva la domanda fatale:/ l'amore con
cui la vita eternamente ti inonda/ non è stato
corrisposto al suo meglio,/ ma c'è ancora modo
per mostrarsi più espansivi,/ se la vita è selvaggiamente
e innocentemente innamorata di te,
sei pronto a cominciare ad amare la vita così
come essa ti ama?
Nel Nuovo Mondo, lo farai.
in occasione del 21 marzo GiornatadellaPoesia
Tutte e Tutti a Roma
d i r a c h e l c o r r i e
Partendo dalla forza di questa poesia di cui riportiamo degli stralci, il compositore Piero Arcangeli ha deciso di animarla attraverso la
musica. Da quel momento è nato un confronto entusiasmante con l'Arci Terni per realizzare uno spettacolo dedicato a Rachel e a
Carlo Giuliani, accostando a questa poesia brani de Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante. Di questo percorso Arci Nazionale
è diventato committente con l'obiettivo di allestire il debutto a Genova la prossima estate per questo significativo concerto-teatrale dal
titolo Carlo, Rachel e il gioco di Lottchen
(R. CORRIE - 2003) N E L L ’ A N N I V E R S A R I O D E L L A S U A M O R T E

maggio 25, 2004

Poesia da tre soldi?
poesiecontrolaguerra
labanalitàdelmale

il20Marzo
arci ★
diventa norma dell'orrore
“Grappa oste presto qua
Chi combatte tempo non ha
Per il suo re la guerra farà
Donna un bacio presto qua
Chi combatte tempo non ha
Tutta la terra correr dovrà
Amico i dadi presto qua
Chi combatte tempo non ha
Alla leva venir dovrà
Un amen prete presto qua
Chi combatte tempo non ha
Per il suo re morir dovrà"
Nella regola riconoscete l'abuso
E dove l'avete riconosciuto
Procurate rimedio
Presto pensate come ciò sia attuabile
Una fine migliore ci vuole
È indispensabile

dibertoltbrecht
A S S E M B L A G G I O D I V E R S I

Walter Benjamin
in biblioteca


“Forse, fra il 1933 e il
1940, negli anni
dell'esilio tra Parigi,
Ibiza, San Remo e
Skovsbostrand, l'unico
luogo in cui Walter
Benjamin si trovò
davvero a suo agio, in
cui si sentì di casa, fu "il
suo posto" alla
Biblioteca Nazionale di
Parigi. […] In
quell'edificio c'erano i
soli territori attraverso i
quali Benjamin poteva
muoversi col passo
sicuro del consumato
esploratore. Lì dentro
avanzava spedito, senza
indecisioni, quasi
sospinto dal "lento
venticello della
curiosità".
Fonte: BRUNO ARPAIA, L’angelo
della storia

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Rainer Maria Rilke
"Siedo e leggo un poeta.
Nella sala c'è molta
gente, ma non si
avverte. Sono nei libri.
A volte si muovono tra
le pagine, come persone
che dormono e si
rigirano tra due sogni. È
bello stare in mezzo a
uomini che leggono.
Perché non sono sempre
così?”
Fonte: RAINER MARIA RILKE,
Quaderni di Malte Laurids Brigge.
Autoritratto del poeta giovane

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Isaak Babel’
“E' scesa la sera. La sala
è immersa nella
penombra. Ai tavoli si
stagliano figure
immobili: sembra
un'adunata di
stanchezza, di curiosità,
di ambizione...
Fuori delle ampie
finestre turbina morbida
la neve. Lì vicino, sulla
prospettiva Nevskij,
ferve la vita. Lontano,
sui Carpazi, scorre il
sangue. C'est la vie."
Fonte: ISAAK BABEL’, L’armata a
cavallo e altri racconti

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Carmen Martín Gaite
in biblioteca

"Mi è sempre piaciuto
leggere e scrivere nelle
biblioteche pubbliche, e
qualche volta vengo
ancora a rifugiarmi in
questo vecchio locale
che amo tanto, anche se
ormai non conosco più
nessuno di quelli che
vengono qui”.
Fonte: CARMEN MARTÍN GAITE,
Nuvolosità variabile

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Heinrich Böll
in biblioteca


"Come scrittore vorrei
dire che, in una
biblioteca, un libro è
come se fosse
pubblicato una seconda
volta. Viene tolto dal
mercato, offerto al
pubblico, messo a sua
disposizione".
Fonte: HEINRICH BÖLL,
I cittadini che leggono non sono i
più obbedienti

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Alberto Arbasino

"S'apriva per noi ogni
sabato un favoloso porto
inesauribile alla
biblioteca, dove dalle
cinque alle sette
potevamo col naso nelle
rubriche addentrarci per
spazi e panorami
vertiginosi a soddisfare
le nostre concupiscenze
entro i limiti di due
volumi alla settimana:
limite più tardi
soppresso per le
insistenze di tutti, e da
allora fu normale
vederci piazzare nel
portapacchi della
bicicletta su cui
ripartivamo i sette libri
sufficienti per tirare
avanti fino all'altro
sabato”.
Fonte: ALBERTO ARBASINO,
Le piccole vacanze

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John Fante
in biblioteca


“Andavo in biblioteca.
Sfogliavo le riviste,
guardavo le figure. Un
giorno mi avvicinai agli
scaffali dei libri e ne
tirai fuori uno. Era
Winesburg, Ohio. Mi
sedetti a un lungo tavolo
di mogano e cominciai a
leggere. All’improvviso
il mio mondo si
capovolse. Il cielo
precipitò. Il libro mi
inchiodava. Mi vennero
le lacrime agli occhi. Il
cuore mi batteva forte.
Lessi fino a quando mi
bruciarono gli occhi. Mi
portai il libro a casa.
Lessi un altro Anderson.
Leggevo e leggevo, ed
ero affranto e solo e
innamorato di un libro,
di molti libri…”
Fonte: JOHN FANTE, Sogni di
Bunker Hill


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Franco Fortini
in biblioteca


“Nella grande sala
Secondo Impero della
Bibliothéque Nationale,
l'incanto della cerimonia
di attesa del turno,
tenendo in mano il
tesserino plastificato, la
discesa ai cataloghi, il
paralume... Niente, non
era stata altro che una
vecchia musica di
nostalgia e
consolazione: ritrovarmi
come quando ero poco
più che ragazzo fra i
legni scuri e i plutei
delle biblioteche di
Firenze”.
Fonte: FRANCO FORTINI,
leggere e scrivere
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Questa terra è la mia terra

Uno dei testi recitati il 16 Aprile

Questa terra è la tua terra, questa terra è la mia terra,
dalla California fino all'isola di New York,
dalla foresta di sequoie fino alla corrente del golfo,
questa terra è stata creata per te e per me.

Mentre camminavo sul nastro dell’ autostrada
ho visto sopra di me l'infinita strada del cielo,
e ho visto sotto di me la valle dorata,
questa terra è stata creata per te e per me.

Ho vagato e girovagato e ho camminato sui miei stessi passi,
alle spiagge scintillanti dei suoi deserti di diamanti,
mentre tutt'intorno a me risuonava una voce,
questa terra è stata creata per te e per me.

A un certo punto un muro ha cercato di fermarmi
Un cartello diceva: “proprietà privata”,
ma dietro il cartello non era scritto niente..
questa terra è stata creata per te e per me.

Mentre il sole splendeva io giravo senza meta,
per campi di grano ondeggianti e nuvole di polvere che rotolavano,
mentre saliva la nebbia una voce cantava:
questa terra è stata creata per te e per me.

E in un mattino lucente all’ombra del campanile Alla croce rossa ho visto la mia gente stavano li affamati e io rimasi domandandomi:
questa terra è stata creata per te e per me.

W. Guthrie

maggio 18, 2004

Addio Lugano

Autore: P. Gori Anno 1894
Addio, Lugano bella,/ o dolce terra pia,/ scacciati senza colpa/ gli anarchici van via/ e partono cantando/ colla speranza in cor.
Ed è per voi sfruttati,/ per voi lavoratori,/ che siamo ammanettati/ al par dei malfattori;/ eppur la nostra idea/ non è che idea d'amor.
Anonimi compagni,/ amici che restate,/ le verità sociali da forti propagate:/ è questa la vendetta/ che noi vi domandiam.
Ma tu che ci discacci/ con una vil menzogna,/ repubblica borghese,/ un dì ne avrai vergogna/ ed oggi t'accusiamo/ di fronte all'avvenir.
Banditi senza tregua,/ andrem di terra in terra/ a predicar la pace/ ed a bandir la guerra: la pace tra gli oppressi,/ la guerra agli oppressor.
Elvezia, il tuo governo/ schiavo d'altrui si rende,/ di un popolo gagliardo/ le tradizioni offende/ e insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell.
Addio, cari compagni,/ amici luganesi,/ addio, bianche di neve/ montagne ticinesi,/ i cavalieri erranti/ son trascinati al nord.